IL DISSENSO CORRE SUL WEB

La rete, l’immenso mondo di relazioni e informazioni sviluppate online, è capace di strutturare anche forme di dissenso che sarebbero rimaste sterili e velleitarie senza il suo potere di connessione. Come gestire questi fenomeni? Ecco alcuni esempi raccolti da Waypress.

il dissenso corre sul web - analisi topsy

Viviamo nella democrazia digitale: la rete ha esteso il concetto di partecipazione e questo favorisce un modo più aperto e informato di gestire i processi democratici. Gli open data aumentano la trasparenza tra amministrazioni e cittadini, i big data mettono in connessione diversi ambiti facilitando soluzioni a problemi complessi, le innovazioni tecnologiche avvicinano i cittadini alle decisioni arricchendo i dibattiti. Questo ha modificato il concetto di privacy e ha sviluppato nuove forme di dissenso.

La forma meno pericolosa è la critica a iniziative non ritenute all’altezza o che volendo parlare al web non ne sanno utilizzarne la grammatica. La disavventura di Very Bello è emblematica. Il sito nato per pubblicizzare l’Italia all’estero durante l’Expo viene pubblicato solo in italiano, con un nome ritenuto dai più inadeguato e la protesta s’infiamma immediatamente: 15mila tweet in 24 ore, con punte di 43 al minuto, quasi tutti negativi. Il Ministro Dario Franceschini che aveva provato a difendere l’iniziativa sommerso da quasi mille post in poche ore (qui l’analisi completa di The Fool).

the fool verybello

Altre forme di dissenso fanno riferimento a proteste già presenti offline. Ad esempio il movimento NoTav ha trovato nel web una forte risonanza mediatica e un testimonial quale lo scrittore Erri De Luca, le cui opinioni sono state molto condivise. Qui un breve report del Fatto Quotidiano sul dibattito a seguito di un’azione, mentre questo è uno studio del Sole 24 ore di 3 anni fa, che inquadra già un movimento molto attivo su Twitter, anche se ben concentrato nelle principali città, lontano cioè dai luoghi delle proteste.

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Le forme di dissenso più pericolose fanno riferimento a movimenti terroristici che alimentano la propria propaganda e fanno proselitismo online. Il caso dell’ISIS, per esempio. Qui un report di Fabio Chiusi sullo studio di Berger e Morgan che descrive il fenomeno terroristico su Twitter (The Isis Twitter Census).

account TW IsisStima dell’incremento di account TW filo-Isis

 

Il dissenso corre sul Web – parte seconda

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