OPEN DATA – La rivoluzione disponibile per tutti

Open Data significa dati disponibili, accessibili e liberamente rielaborabili da parte di tutti. Per dati si intendono tutti quelli patrimonio della Pubblica Amministrazione (qui gli oltre 11mila dataset attualmente disponibili), mentre per accessibilità e libertà di rielaborazione si intende che questi stessi dati vengono resi disponibili con metadati e in formato lavorabile, completi di una licenza che ne permette il riutilizzo. Il concetto di open data è alla base dell’open governament, cioè di un’amministrazione trasparente e accessibile da parte dei cittadini. Attraverso l’utilizzo degli open data gli utenti possono sviluppare un rapporto più collaborativo con la Pubblica Amministrazione, e sviluppare in proprio analisi, inchieste di data journalism o vere e proprie applicazioni economiche. Di seguito una breve nota basata sulla rassegna stampa e web Waypress.

Open_Data

Malgrado i recenti sforzi – tra cui segnaliamo il caso della Regione Lazio – L’Italia è solo al 22esimo posto nella classifica dei dati disponibili redatta dall’Open Data Barometer – 2 posizioni in meno rispetto al 2013. Malgrado siamo stati considerati, come nota Riccardo Luna su La Repubblica (Open data per una cultura dell’innovazione, 21.2.15, pg. 37), tra i Paesi “emerging and advancing” molta strada c’è ancora da fare.

barometer

Sì perché gli open data sono una miniera. Michela Finizio sul Sole 24ore (la miniera degli open data pubblici, 9.3.15, pg. 10) ci parla di 54mila database gestiti dalla Pubblica Amministrazione, che se debitamente sfruttati sarebbero un volano per l’economia e un impulso per una gestione più accurata della cosa pubblica. Gli argomenti spaziano dai fenomeni ambientali, alle statistiche sul turismo, alle mappe del trasporto pubblico, fino alla sanità e a comprendere quasi tutti gli ambiti della vita associata.

Tommaso Del Lungo, su Cor.Com (Open Data, è arrivata l’ora di coinvolgere gli utenti, 16.3.15, pg. 18) avverte della necessità di traghettare la Pubblica Amministrazione verso la filosofia degli Open data, con la formula pratica del “meno leggi e più manuali”.

Esempi di successi concreti nati dall’analisi dei big data? Su La Repubblica (Noi geni figli del web, 3.5.15, pg. 42) si riporta il caso di Nathan Han, che a soli 15 anni ha sviluppano un software per studiare le mutazioni di un gene legato al tumore al seno proprio grazie a un suo studio sugli open data. Ma attraverso analisi di questo genere possono nascere anche mappe collaborative (Le mappe collaborative che migliorano la vita, Nòva, 3.5.15, pg. 42) cioè che danno informazioni in tempo reale per interventi tempestivi o per offrire servizi.

Non meno utili ai fini dello sviluppo di una buona amministrazione sono la pubblicazione delle spese delle amministrazioni (Regione, tutte le spese on-line… Il Messaggero Roma, 2.4.15, pg. 41). Oppure i dati su Expo 2015 relativi a gare e avanzamenti dei lavori pubblicati online qui.

Quindi buone opere e grandi prospettive di crescita devono superare le resistenze al cambiamento, che ci sono e sono forti come rilevato dal Politecnico di Milano in un’analisi sugli open data (pubblicato integralmente in Open data: scattano le sanzioni alla Pa, ma i Comuni le ignorano, Cor.Com), vediamo che solo il 41% dei Comuni pubblica i dati e che i restanti preferiscono le sanzioni previste dal decreto legge 90/2014, convertito dalla Legge 114, piuttosto che adeguarsi.

L’attenzione di alcune amministrazioni virtuose e la nascita dal basso di community attente agli sviluppi sugli open data (citiamo il caso di Spaghetti Open Data) fanno sperare che la rivoluzione diventi a breve disponibile per tutti.

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